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22 Apr, 2024
Posted by Andrea De Fazi
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Autoconsumo: cos’è e in cosa consiste

Ecco in cosa consiste l’autoconsumo, a cosa serve e soprattutto come può essere sfruttato per ottimizzare i costi correlati all’impianto

Tra i tanti effetti benefici che il fotovoltaico prevede, l’autoconsumo rientra senza ombra di dubbio in questa preziosa lista. Questo termine consiste nella possibilità di produrre e consumare l’energia direttamente in loco, ovvero nel luogo citato. In questo caso il luogo in questione è lo stesso impianto fotovoltaico, dal quale sarà possibile sia produrre che consumare.

Ecco come utilizzare l’autoconsumo a proprio favore, per ottenere sia vantaggi di consumo che economici.

Autoconsumo: ecco cosa significa

Questo termine non è importante soltanto a livello etimologico, ma anche tecnico. Si tratta infatti di una tappa fondamentale, per raggiungere la tanto desiderata indipendenza energetica. Tra le tante fasi che bisogna attraversare, c’è infatti quella in cui si consuma l’energia autoprodotta. Senza dunque dipendere da soggetti terziarie legandosi a bollette ricorrenti.

Dati
Dati (Pixabay)

A questo proposito esistono due tipologie differenti di consumo autonomo. La prima modalità è istantanea, dove l’energia che si produce viene consumata nell’immediato. La seconda modalità è invece quella in differita, dove l’energia prodotta in eccesso viene conservata per poi essere utilizzata in un secondo momento. Come anticipato sopra, durante le ore notturne o nei momenti in cui i consumi sono tendenzialmente maggiori. Due cose che di solito vanno di pari passo, tra l’altro.

Ma in che modo si stabilisce la convenienza dell’autoconsumo? Molto semplicemente, tramite un sistema di calcolo ben preciso.

Come si calcola il consumo autonomo?

A livello scientifico, l’autoconsumo è il risultato esatto tra energia prodotta ed energia messa in rete, dunque conservata. La sottrazione tra totale ed energia messa in rete restituisce la percentuale di autoconsumo di ogni impianto. Le percentuali più interessanti possono arrivare anche al 90%, ma solamente nei contesti in cui l’impianto in questione è realmente prestante.

Se per esempio un impianto arriva a produrre 3.500 kWh e l’energia messa in rete ammonta a 1.500, si avrà una percentuale pari al 40%, poiché il residui sarà di 2.000 kW esatti. Questa pratica porta vari vantaggi, tra cui l’utilizzo di energia pulita e una netta riduzione delle emissioni. Tutto ciò avrà delle ripercussioni più che positive sull’impatto ambientale. Ma come può essere ottimizzato questo valore? Ecco il metodo esatto.

Ecco come massimizzare l’autoconsumo

La via più semplice sarà quella di installare all’interno del proprio impianto delle batterie di accumulo, come citato nella guida linkata. Esse permetteranno di conservare l’energia prodotta in eccesso, mettendola a disposizione per un secondo momento. Oltre a questo, si dovranno anche tenere sotto controllo i dati. Se per esempio si nota che i consumi sono particolarmente eccessivi, l’energia in residuo sarà inevitabilmente minore. E sarà una statistica su cui si dovrà per forza di cose intervenire.

Tutto ciò viene reso possibile solamente dal tipo di autoconsumo differito, che è una delle formule più comode in assoluto. Questo proprio perché permette di utilizzare l’energia conservata anche svariati giorni dopo. Se vuoi scoprire quale forma si addice di più alla tua situazione, fai clic su questo link per scoprirla.

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